Spiare la moglie con il fai da te: una pratica costante, ma con le relative condanne

Spiare la moglie con il fai da te: una pratica costante, ma con le relative condanne

Con questo articolo legato al mondo delle investigazioni private, siamo andati a ritroso nel tempo grazie all’archivio storico de “Il Corriere” fino all’anno 1995, anno nel quale si scrisse e discusse a lungo su un caso di cronaca “rosa” che aveva come oggetto lo spiare una moglie sospettata di infedeltà dal marito con metodi fai da te e la relativa bonifica dei luoghi deputati al presunto tradimento della donna dalle microspie ambientali e telefoniche installate dal sospettoso e mal consigliato marito.

Un industriale di Bergamo, P. R., 49 anni, è stato incriminato per aver fatto installare, nella casa della moglie da cui si stava separando, una microspia telefonica in grado di captare le telefonate della donna ignara dell’intercettazione in corso. Lui, il marito, contesta tutto ed è pronto a difendersi in udienza presso il Tribunale competente. Il reato (617 del Codice Penale) prevede una pena da uno a quattro anni ed è perseguibile d’ ufficio. In questo caso a contestare i fatti, nel luglio ‘ 93, fu la moglie, M. C. S.. Visto che la signora intercettata sentiva strani disturbi nella cornetta, chiese l’ intervento di un tecnico dell’allora Sip. L’uomo durante il sopralluogo scoprì che sulla linea telefonica di casa era stato effettuato un collegamento in parallelo. Era chiaro a quel punto che qualcuno teneva illegalmente sotto controllo il telefono di M. C. S.. La donna successivamente decise così di affidarsi a un professionista specializzato in tal senso per individuare l’insidiosa microspia. Con sorpresa, la “cimice” venne individuata dietro l’ armadio libreria: un vano nascosto ove era posizionata il microtrasmettitore. I dubbi della donna, parte civile con l’ avvocato Umberto Iorio, si appuntarono subito sul marito. L’ appartamento, ristrutturato nel novembre dicembre ‘ 92, è di una società che fa capo a P. R.: l’ imprenditore s’era adoperato, secondo gli accordi della separazione consensuale, per trovare un’abitazione alla moglie. “Nessuno lo nega dice il difensore Roberto Bruni, ma l’ appartamento è stato scelto, restaurato ed arredato dalla signora; il mio cliente non ha mai avuto la disponibilità della casa”. Così l’ abitazione di P. R. venne perquisita, ma senza esito. L’ accusa, successivamente, fece leva sui rapporti tesi fra i coniugi: chi aveva interesse, se non il marito a spiare la moglie e le sue telefonate? “Una tesi semplicistica ribatté la difesa, si giocherà tutto al processo”. La causa, ripetiamo, penale, è solo una delle tante: in sede civile, l’ ex coppia descritta avrà da litigare almeno fino all’anno 2000.

Vi abbiamo descritto, per sommi capi, un caso di investigatore privato fai da te che si è concluso con una condanna del marito “spione”.

Se sospettate, pertanto, un tradimento da parte del vostro partner rivolgetevi solo e soltanto ad un’agenzia investigativa autorizzata che saprà consigliarVi su come intervenire rapidamente con massima discrezione, riservatezza e professionalità: Van Gogh Investigazioni Private è attiva 24/h su 24.

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M. Biscaro